Spettroscopio didattico a prisma reticolo (tronco di cono) di diffrazione (300 linee per mm ) con stativo regolabile. La foto 2 è stata ottenuta avvicinando una fotocamera compatta sull'oculare mentre lo spettroscopio puntava una sporgente luminosa a luce neon, ( sono ben visibili le caratteristiche righe di assorbimento)
Breve trattato sulla spettroscopia:
Lo spettrografo è uno spettroscopio che trasforma la luce in uno spettro a seconda della sua frequenza. Il suo uso è frequente soprattutto in astronomia. I colori che compongono lo spettro vengono rappresentati da una fotocamera digitale o analogica che registra lo spettro, permettendone uno studio accurato e dettagliato (spettrogramma). La classificazione stellare, la scoperta della sequenza principale, la legge e la sequenza di Hubble sono tutti risultati raggiunti grazie all'utilizzo di spettrografi accoppiati a lastre fotografiche. Lo spettroscopio è uno strumento usato in chimica e fisica per l'osservazione e l'analisi della radiazione elettromagnetica emessa da una sorgente, generalmente un elemento o una sostanza. Può essere a prisma, se utilizza un prisma ottico, o a reticolo, se viene usato un reticolo di diffrazione. Il suo potere risolutivo è dato dal rapporto: dove λ è la lunghezza d'onda e dλ è la differenza fra le due più vicine lunghezze d'onda che si riescono a risolvere. L’occhio distingue le lunghezze d’onda della luce tramite quella diversificazione della sensazione che si chiama colore. Se giungono sulla retina, sommate insieme, radiazioni di lunghezze d’onda diverse, il meccanismo psico-fisico della visione non consente di distinguere le singole radiazioni componenti: la sensazione è quella di un colore risultante, come avviene per la miriade di colori che vediamo attorno a noi. La separazione della luce nelle varie componenti di lunghezza d’onda diversa avviene in nature in varie circostanze, come nelle superfici dette iridescenti e nell'arcobaleno. Artificialmente questa separazione tecnicamente detta dispersione, si ottiene con un mezzo fisico -il dispersore- che è per lo più un prisma di vetro o un reticolo. Le immagini monocromatiche col semplice uso di un prisma o di un reticolo non sono generalmente ben separate l’una dall'altra e si sormontano parzialmente. Per riuscire a separare lunghezze d’onda molto vicine tra loro si deve ricorrere ad opportuni accorgimenti che vengono realizzati con lo strumento detto spettroscopio, se serve solo per guardare lo spettro ad occhio, o spettrografo se serve per fotografare lo spettro. In tali strumenti, condizione essenziale per ottenere un’elevata capacità di separazione, cioè, come si dice in linguaggio tecnico, un elevato potere risolutivo, è la presenza di una stretta fenditura d’ingresso che isola uno stretto fascio della luce da esaminarsi: le righe spettrali non sono che altrettante immagini monocromatiche della fenditura. Il cuore dello spettroscopio e dello spettrografo è il dispersore, che può essere sia un prisma che un reticolo. Ognuna delle due alternative presenta vantaggi e svantaggi che vanno valutati in funzione delle applicazione cui lo strumento è destinato. Occorre inoltre una lente che raccolga la luce dalla fenditura e con questa illumini il dispersore e poi una lente che raccolga i fasci di luce dispersa e formi le immagini monocromatiche sul piano della lastra fotografica. In astronomia lo spettrografo viene applicato al telescopio in modo che la fenditura d’ingresso coincida col fuoco dell’obiettivo. Si ottiene così lo spettro della stella la cui immagine si forma nel fuoco.